Vita (חַיִּים hayyim)

Poiché il tuo amore vale più della vita, le mie labbra canteranno la tua lode. (Sal 63,4)

כִּי־טֹ֣וב חַ֭סְדְּךָ מֵֽחַיִּ֗ים שְׂפָתַ֥י יְשַׁבְּחֽוּנְךָ׃

Quoniam melior est misericordia tua super vitas, labia mea laudabunt te.

Vita (חַיִּים hayyim) in ebraico significa esistenza, salute, mantenimento, ma anche alito, fiato. Il sinonimo di חַיִּים (hayyim) è il sostantivo נֶפֶשׁ (nefeš), che significa respiro, fiato, anima, vita, creatura vivente e persino una persona umana, volontà, sentimenti. La Settanta (traduzione greca della Torà, del III sec. a.C.) traduce questo termine in greco con ψυχή (psiche), usato anche dagli evangelisti.
Nelle letture odierne, nel Salmo responsoriale (Sal 63), compaiono entrambi i sostantivi: “L’anima (נֶפֶשׁ nepheš) mia ha sete di te” (v. 2) e “Poiché la tua grazia (amore generoso) è migliore della vita (חַיִּים hayyim), le mie labbra proclameranno le tue lodi” (v. 4). Il salmista cerca Dio con tutta la sua anima (psiche), cioè con tutta la sua volontà, sentimento, addirittura con tutta la sua vita. Lui è il suo più grande desiderio. Il salmista adora Dio, perché il suo amore generoso vale più, è migliore e più desiderabile della sua stessa esistenza umana.
A questo tipo di esperienza di fede si riferisce Gesù nel Vangelo di oggi (Lc 9, 18-25) quando parla della necessità di rinunciare alla propria ψυχή (psiche) per seguirlo. Possiamo esprimere questa esperienza anche in un altro modo: chi decide di seguire Gesù lo fa perché, come il Salmista, ritiene che il suo amore generoso valga più di ogni altra cosa in questo mondo; non esita a sottomettere a Gesù la sua volontà, i suoi sentimenti, la sua vita (psiche). Infatti, come domanda Gesù: “Che giova all’uomo se guadagna il mondo intero e perde sé stesso?” (Lc 9,25).

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