Legge (תּוֹרָה tôrâ)

quando obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge, e quando ti sarai convertito al Signore, tuo Dio, con tutto il cuore e con tutta l’anima. (Dt 30,10)

כִּ֣י תִשְׁמַ֗ע בְּקוֹל֙ יְהוָ֣ה אֱלֹהֶ֔יךָ לִשְׁמֹ֤ר מִצְוֹתָיו֙ וְחֻקֹּתָ֔יו הַכְּתוּבָ֕ה בְּסֵ֥פֶר הַתּוֹרָ֖ה הַזֶּ֑ה כִּ֤י תָשׁוּב֙ אֶל־יְהוָ֣ה אֱלֹהֶ֔יךָ בְּכָל־לְבָבְךָ֖ וּבְכָל־נַפְשֶֽׁךָ

Si tamen audieris vocem Domini Dei tui et custodieris mandata eius et praecepta, quae in hac lege conscripta sunt, et revertaris ad Dominum Deum tuum in toto corde tuo et in tota anima tua.

La legge (תּוֹרָה tôrâ) deriva dalla radice jrh, che significa lanciare, insegnare, educare. La maggior parte degli studiosi interpreta il significato di תּוֹרָה (tôrâ) come insegnamento, educazione o regola, senza escludere altri possibili significati che vengono dal contesto. Questa parola nell’Antico Testamento compare più frequentemente nei Salmi (36 volte, di cui 26 nel Salmo 119, detto il Salmo della Torah) e nel Libro del Deuteronomio (22 volte). Il compito di insegnare e trasmettere la Torah apparteneva a re, sacerdoti, profeti e saggi, ma come in tutto l’antico Oriente, l’educazione alla Torah apparteneva principalmente ai genitori, in particolare alla madre. Le affermazioni più importanti sulla Torah si trovano nei Libri dal Dtr al Krl, perché ci offre nuove espressioni legate alla Torah come sēffer hattôrâ (Libro della Legge) e dibrê hattôrâ (Parole della Legge) con diverse sfumature di significato. La stessa Torah è di grande valore, la sua accettazione o rifiuto da parte del re o del popolo è un tema costante nel Dt.
La prima lettura di oggi cita il Deuteronomio (30, 10-14), che invita Mosè ad ascoltare «la voce del Signore» ea ritornare a Lui con tutto il cuore. La parola contenuta nel “Libro della Torah” è facile da compiere, perché non bisogna cercarla molto lontano, ma è molto vicina a noi: nella nostra bocca e nel nostro cuore.
Gesù stesso nel Vangelo di Luca (10,25-37) fa riferimento agli insegnamenti del Libro della Torah sulla questione fondamentale: “che cosa devo fare per ottenere la vita eterna?”. A questa domanda risponde la Torah in Dt (6, 4-12): “amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore…”. È interessante che Gesù, il vero Maestro e Saggio, non dia una risposta pronta all’interlocutore, ma si riferisca alla sua conoscenza della Torah: “Cosa c’è scritto nella Legge? Come leggi?” e lo scriba trova lui stesso la risposta.
La situazione si complica quando egli fa una domanda trabocchetto a Gesù: “e chi è il mio prossimo?”, cioè chi dovrei amare come me stesso? E anche qui si rivela la grande saggezza di Gesù Maestro, che ribalta la questione e raccontando la parabola del “buon samaritano” risponde all’interrogativo: chi si fa prossimo per uno bisognoso come noi, quando siamo colpiti dal destino e da qualche parte ai margini della vita ci lecchiamo le ferite. La risposta è: spesso il prossimo diventa non colui che dovrebbe e da cui ci si potrebbe aspettare, ma un perfetto estraneo, ma una persona sensibile che si lascia ancora commuovere dal nostro destino e si prende cura di noi nel nostro bisogno.
Tale “prossimo”, sempre disponibile, diventa per noi anche la Parola istruttiva della Torah, che, come il “buon samaritano”, è vicina per guidarci e aiutarci nel nostro bisogno.

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