Re (מֶלֶךְ melek)

Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele. (2 Sam 5,3)

וַ֠יָּבֹאוּ כָּל־זִקְנֵ֨י יִשְׂרָאֵ֤ל אֶל־הַמֶּ֨לֶךְ֙ חֶבְרֹ֔ונָה וַיִּכְרֹ֣ת לָהֶם֩ הַמֶּ֨לֶךְ דָּוִ֥ד בְּרִ֛ית בְּחֶבְרֹ֖ון לִפְנֵ֣י יְהוָ֑ה וַיִּמְשְׁח֧וּ אֶת־דָּוִ֛ד לְמֶ֖לֶךְ עַל־יִשְׂרָאֵֽל׃

Venerunt quoque omnes senes Israel ad regem in Hebron, et percussit cum eis rex David foedus in Hebron coram Domino; unxeruntque David in regem super Israel. 

Re (מֶלֶךְ – melek) questa parola deriva dalla radice ebraica מלך (mlk), da cui derivano anche le parole regnoregnare, ecc.. Vari usi di questo termine nell’Antico Testamento indicano una vasta e generale gamma di significati a secondo il contesto. Il re è unto da Dio ed esercita un’autorità di pastore sul popolo, guidandolo e prendendosi cura di esso. La monarchia in Israele ha completamente fallito alle aspettative del popolo, portando alla catastrofe dell’esilio babilonese. Tuttavia, il Signore, il Dio d’Israele, legò il re Davide e la sua dinastia con una meravigliosa promessa messianica. È dalla sua famiglia che doveva uscire il Re Messia, unto da Dio. 

Nella prima lettura di 2 Sam 5,1-3 leggiamo dell’unzione di Davide per essere re su tutte le tribù d’Israele. Il suo regno segnò l’unificazione di Israele attorno a Davide. Nel Vangelo di oggi, invece, vediamo il Signore Gesù negli ultimi istanti della sua vita terrena ed è in queste circostanze di estrema sofferenza, scherno e tentazione: “se Tu sei il Re dei Giudei, salva te stesso”, che il Signore Gesù rimane fedele alla sua identità reale e rivela la sua reale potenza. 

Ebbene, Lui, il Re, il Messia, unto di Spirito Santo, ci rivela il suo amore onnipotente proprio perché non volle salvare sé stesso, ma come pastore dare la sua vita per noi. È Lui che ha il potere che nessuno dei governanti di questo mondo ha, perché pur crocifisso e schernito ha la potenza di donare il Paradiso anche ad un ladrone. 

Si vede che la cosa più importante non è quanto abbiamo peccato e quanto cattivi siamo. L’essenziale è riconoscere e credere che Gesù è il Signore, il mio ​​Signore! Da li nasce tutto, la morale, la felicità e la vita eterna.

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