Salvezza (יְשׁוּעָה yešûʽâ)

Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». (Is 52,7)

מַה־נָּאו֨וּ עַל־הֶהָרִ֜ים רַגְלֵ֣י מְבַשֵּׂ֗ר מַשְׁמִ֧יעַ שָׁלֹ֛ום מְבַשֵּׂ֥ר טֹ֖וב מַשְׁמִ֣יעַ יְשׁוּעָ֑ה אֹמֵ֥ר לְצִיֹּ֖ון מָלַ֥ךְ אֱלֹהָֽיִךְ׃ 

Quam pulchri super montes pedes annunciantis et prædicantis pacem: annunciantis bonum, prædicantis salutem, dicentis Sion: Regnabit Deus tuus!

Salvezza (יְשׁוּעָה yešûʽâ), in ebraico il significato fondamentale di questo sostantivo è “aiuto”, “difesa”, “soccorso”, ed appunto “salvezza”. Deriva dal verbo yšʽ, che significa “essere salvato”, “essere aiutato” e anche “lasciarsi aiutare”. Vale la pena notare che יְשׁוּעָה (yešûʽâ) è il nome di Gesù in ebraico. 

Nella prima lettura della Natività del Signore (Isaia 52,7-10), sentiamo questo sostantivo due volte: la prima volta, quando il profeta parla del messaggero della buona novella che annuncia la pace, la felicità e la “salvezza” (yešûʽâ), poi alla fine, quando annuncia che tutti i confini della terra vedranno la “salvezza” (yešûʽâ) del nostro Dio. Molto spesso pensiamo alla salvezza come qualcosa che dobbiamo guadagnare, ma al contrario, è un puro dono che non possiamo guadagnare in alcun modo. Quando siamo intrappolati e chiediamo aiuto perché stiamo morendo o siamo bloccati, significa che desideriamo e abbiamo davvero bisogno di aiuto e lo stiamo aspettando, sperando che qualcuno ci ascolti. A questo punto sarebbe ridicolo pensare che qualcuno venga in nostro soccorso perché ce lo meritiamo. Spesso impostiamo la nostra relazione con Dio sulla falsa convinzione che dobbiamo guadagnarci il suo amore e la sua salvezza, quando tutto ciò di cui abbiamo bisogno è semplicemente l’accoglienza del dono. Ciò significa che noi possiamo solo ricevere e accogliere la “salvezza” (yešûʽâ). Chi non sarà aiutato (yešûʽâ)? Solo chi, nel suo orgoglio, e con mancanza di realismo, pensa di sfuggire alla morte e non ha bisogno di un Salvatore (Yesûʽâ), Gesù. Ma Isaia oggi ci fa gridare di gioia, perché il Salvatore atteso sta arrivando. 

Nel brano evangelico di S. Giovanni (Gv 1,1-18), leggiamo della luce che risplende nelle tenebre e del Verbo che viene nel mondo, ma il mondo che è stato fatto per mezzo del Verbo non lo riconosce: «Egli venne in casa sua e i suoi non lo hanno accolto». Ma noi possiamo non accettare il Salvatore? Sì, la scelta è nostra. Il Vangelo ci dona la meravigliosa promessa che la Parola “ha dato il potere a tutti coloro che l’hanno accolta di diventare Figli di Dio”, per questo Natale significa non solo la nascita di Dio nella nostra carne, ma anche la nostra nascita in Dio.

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