Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà. (Is 58,8)
אָ֣ז יִבָּקַ֤ע כַּשַּׁ֨חַר֙ אוֹרֶ֔ךָ וַאֲרֻכָתְךָ֖ מְהֵרָ֣ה תִצְמָ֑ח וְהָלַ֤ךְ לְפָנֶ֨יךָ֙ צִדְקֶ֔ךָ כְּבֹ֥וד יְהוָ֖ה יַאַסְפֶֽךָ
Tunc erumpet quasi mane lumen tuum, et sanitas tua citius orietur, et anteibit faciem tuam iustitia tua, et gloria Domini colliget te.
Gloria (כָּבוֹד kāḇôḏ), in ebraico deriva dalla radice kbd, che in senso fisico significa “peso” e in senso figurato “peso o importanza”, “significato”, nel senso spirituale di “onorato” e “rispettato”, “gloria e splendore”. Vale la pena notare che il sostantivo kābēd (“fegato”) deriva dalla stessa radice kbd. Il fegato insieme al cuore erano considerati gli organi più importanti del corpo. La traduzione greca usa coerentemente la parola “δόξα” o “gloria”. Nell’Antico Testamento, oltre ai suddetti significati, si può notare anche l’uso della parola כָּבוֹד (kāḇôḏ) nel senso di “potere e autorità”.
Nella prima lettura di oggi (Isaia 58,7-10), il profeta ci invita a essere disponibili verso gli altri: “Dividi il tuo pane con l’affamato, riconduci a casa i poveri erranti, vesti gli ignudi che vedi e non voltare le spalle ai tuoi connazionali”. In che modo la parola כָּבוֹד (kāḇôḏ) – “gloria” – ha a che fare con questa esortazione? Enormi, perché “lo splendore e la gloria”, secondo il profeta Isaia, sono il risultato di tale disponibilità verso gli altri: “Allora la tua luce spunterà come l’aurora e presto fiorirà la tua salute. La tua giustizia ti precederà e la gloria del Signore ti seguirà”. Si noti, tuttavia, che il profeta parla della nostra “luce”, “salute” e “giustizia”, in quanto artefici di bene, ma la consacrazione “vera”, la gloria che ci segue, non è nostra – viene dal Signore. Se la sua gloria ci segue, vuol dire che siamo noi a darne testimonianza nel mondo, con le nostre azioni, cioè siamo noi a portarla nel mondo. Noi seguiamo Dio nella sua generosità e la sua gloria ci protegge…, perché ci segue.
Nel Vangelo di oggi (Mt 5,13-16), invece, la parola greca “δόξα” è usata nella forma verbale, quindi “lodare” (δοξάζω).Matteo dice che la nostra luce dovrebbe risplendere davanti alle persone in modo che quando vedranno le nostre buone azioni, “glorificheranno il Padre che è nei cieli”.
