La Parola

Umile (עָנִי ʽānî)

Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. (Zc 9,9)

גִּילִ֨י מְאֹ֜ד בַּת־צִיֹּ֗ון הָרִ֨יעִי֙ בַּ֣ת יְרוּשָׁלִַ֔ם הִנֵּ֤ה מַלְכֵּךְ֙ יָ֣בוֹא לָ֔ךְ צַדִּ֥יק וְנוֹשָׁ֖ע ה֑וּא עָנִי֙ וְרֹכֵ֣ב עַל־חֲמֹ֔ור וְעַל־עַ֖יִר בֶּן־אֲתֹנֹֽות׃

Exsulta satis, filia Sion; iubila, filia Ierusalem. Ecce rex tuus venit tibi iustus et salvator ipse, pauper et sedens super asinum et super pullum filium asinae.

Umile (עָנִי ʽānî), questo aggettivo significa anche “misero”, “povero” e “indigente”, “bisognoso”. Va sottolineato che l’atteggiamento di umiltà che piace a Dio non è l’interiorizzazione o la spiritualizzazione della sofferenza, ma le condizioni che l’aggettivo עָנִי (ʽānî) descrive abbracciano tutta la persona. L’aggettivo עָנִי (ʽānî) occupa un posto speciale nella riflessione sapienziale. 

Il profeta Zaccaria nella lettura odierna (Zc 9,9-10) chiama Israele a una gioia speciale, perché viene il suo Re, giusto e vittorioso: “umile (עָנִי ʽānî)  e cavalca un asino…”. Secondo la profezia, Egli porterà la pace e il suo dominio si espanderà fino ai confini della terra. Vale anche la pena notare che la traduzione greca del testo del profeta Zaccaria (9,9) usa la parola πραῢς per tradurre l’aggettivo “umile” (עָנִי ʽānî) riferito al Re annunciato. 

Lo stesso aggettivo greco πραῢς (praus) è utilizzato anche nel Vangelo odierno (Mt 11,25-30), in riferimento al Signore Gesù, che si definisce “umile di cuore”: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché sono mite e umile (πραῢς praus) di cuore.” Per rispondere a questo invito di Gesù e ricevere ristoro e riposo, occorre sperimentare una cosa: occorre che diventi personale l’esperienza dell’amore di Dio, la cui umiltà rende dolce il suo giogo e leggero il suo carico…

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