Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. (Is 25,6)
וְעָשָׂה֩ יְהוָ֨ה צְבָאֹ֜ות לְכָל־הָֽעַמִּים֙ בָּהָ֣ר הַזֶּ֔ה מִשְׁתֵּ֥ה שְׁמָנִ֖ים מִשְׁתֵּ֣ה שְׁמָרִ֑ים שְׁמָנִים֙ מְמֻ֣חָיִ֔ם שְׁמָרִ֖ים מְזֻקָּקִֽים
Et faciet Dominus exercituum omnibus populis in monte hoc convivium pinguium,
convivium vini meri, pinguium medullatorum, vini deliquati.
Banchetto (מִשְׁתֶּה mišteh), questo sostantivo deriva dalla radice šth, che indica l’azione di bere. Vale la pena notare che nell’Antico Testamento, a differenza del resto del Medio Oriente, bevono solo le creature, in senso letterale o metaforico: persone, animali e piante. Il sostantivo מִשְׁתֶּה (mišteh) solo in epoca tarda significa “bevanda”, invece, il suo significato comunemente accettato è “banchetto”. Spesso viene usato in senso figurato come “vita felice”.
Nella prima lettura di oggi (Is 25,6-10), Isaia, in un discorso profetico, usa il sostantivo מִשְׁתֶּה (mišteh) per descrivere la salvezza universale: “Il Signore degli eserciti preparerà su questo monte per tutti i popoli un convito di cibi grassi carne, banchetto di vini scelti, di carne più nutriente, con vini migliori” (v. 6). Vale la pena notare che tutte le nazioni parteciperanno a questa festa unica senza un invito formale.
Nel vangelo di oggi (Mt 22,1-10), Gesù pone l’accento sull’invito alla festa e racconta la sorte degli invitati che, rifiutando l’invito, si rivelarono indegni dell’invito stesso, lo ignorarono e invece di recarsi alla festa, ciascuno andò per conto suo, “uno al proprio campo, l’altro ai propri affari, e altri presero i suoi servi (del re invitatore) li insultarono e li uccisero”. Quindi il re, dalla parabola di Gesù, invitò tutte le persone a caso, “cattive e buone”. E furono loro a diventare gli ospiti del banchetto.
Spesso nella nostra vita notiamo che per partecipare a una festa abbiamo bisogno di un po’ di distacco da noi stessi, di un soffio di fantasia e di gioia, affinché la festa diventi ringraziamento, cioè eucaristia. Un poeta polacco ha scritto: “Come posso ringraziarTi per avermi dato così tanto, io ospite casuale nella vita, invitato ad inaspettate nozze, da cui ritorno non affamato”.
