La Parola

Discendenza (זֶרַע zera῾)

Poi lo fece uscir fuori e gli disse: “Guarda in cielo e conta le stelle, se le puoi contare”; e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza.” (Gen 15,5)

וַיּוֹצֵא אֹתוֹ הַחוּצָה וַיֹּאמֶר הַבֶּט־נָא הַשָּׁמַיְמָהוּסְפֹר הַכּוֹכָבִים אִם־תּוּכַל לִסְפֹּר אֹתָם וַיֹּאמֶר לוֹ כֹּהיִהְיֶה זַרְעֶךָ׃

duxitque eum foras et ait illi: “Suspice caelum et numera stellas, si potes”. Et dixit ei: “Sic erit semen tuum”.

Discendenza (זֶרַע zera῾), così come “generazione, tribù”, in ebraico coglie il significato metaforico di un sostantivo che letteralmente significa “seme, semente, sperma”. Il verbo derivato dalla radice zr῾ significa “seminare, gettare semi”.

Questa parola ha un forte legame con la festa della Sacra Famiglia celebrata oggi dalla Chiesa. Nella prima lettura (Gen 15,1-6; 21,1-3) Abramo si lamenta con il Signore per la mancanza di un erede. Di fronte a una perdita così grande, nessuna ricompensa o protezione da parte di Dio conta: “O Signore mio Dio, che giova a me, dal momento che mi avvicino alla fine della mia vita senza avere figli. Vedi, che a me non hai dato discendenza… (זֶרַע zera῾).” Allora Dio fa ad Abramo una promessa di discendenza numerosa come le stelle del cielo. Ogni זֶרַע (zera῾), infatti, porta in sé una promessa divina. Abramo risponde alla promessa di Dio con fede: “Abramo credette al Signore che glielo accreditò a giustizia”. Tuttavia, la promessa non si realizza così rapidamente, come possiamo concludere dalla pericope odierna, composta da due brani differenti. Tra i capitoli 15 e 21, il Libro della Genesi racconta la storia dell’incontro di Abramo e Sara con Dio, durante il quale Abramo (Gen 17) risponde con un sorriso alla promessa di una discendente, e Sara (Gen 18) sorride anche lei, mentre il Signore promette loro il figlio. Infatti: “Niente è impossibile a Dio”. E solo dopo lunghe attese, quando Abramo ha quasi cento anni, Sara gli dà alla luce un figlio. Il nome del discendente, Isacco, significa “sorridere”.

Il Vangelo di oggi (Lc 2,13-18) mostra, invece, una giovane coppia di sposi, Giuseppe e Maria, che portano il figlio Gesù al tempio per “presentarlo al Signore”, perché secondo la Legge “ogni primogenito maschio sarà considerato sacro al Signore”. Vale la pena notare che l’espressione “primogenito” nel testo originale è “che apre il grembo materno”. Non ci sarebbe nulla di straordinario in questa storia, i genitori avrebbero sacrificato una coppia di tortore e sarebbero tornati a casa se non fossero stati accolti dai giusti, pii e in attesa della venuta del Messia Simeone e Anna. Simeone pronuncia una profezia su Gesù: “i miei occhi hanno visto la Tua salvezza, che Tu hai preparato per tutte le nazioni”. Vale la pena notare che la parola “salvezza” include il nome Gesù, in ebraico יְהוֹשׁוּעַ (Jehôšûa῾), che significa “il Signore salva”.

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