La Parola

Chiamare (קָרָא qārā՚)

Il Signore chiamò una seconda volta: “Samuele!”. Samuele si alzò, andò da Eli e disse: “Eccomi, mi hai chiamato“. Questi rispose: “Non ti ho chiamato, figlio mio, torna a dormire!”. (1Sam 3,6)

וַיֹּ֣סֶף יְהוָ֗ה קְרֹ֣א עוֹד֮ שְׁמוּאֵל֒ וַיָּ֤קָם שְׁמוּאֵל֙ וַיֵּ֣לֶךְ אֶל־עֵלִ֔י וַיֹּ֣אמֶר הִנְנִ֔י כִּ֥י קָרָ֖אתָ לִ֑י וַיֹּ֛אמֶר לֹֽא־קָרָ֥אתִי בְנִ֖י שׁ֥וּב שְׁכָֽב׃

Et Dominus rursum vocavit Samuel. Consurgensque Samuel abiit ad Heli et dixit: “ Ecce ego, quia vocasti me ”. Qui respondit: “ Non vocavi te, fili mi. Revertere et dormi! ”.

Chiamare (קָרָא qārā՚), la radice qr՚ abbraccia uno spettro di significati “gridare, chiamare, invitare, strillare”. Il significato fondamentale è “parlare a voce alta”. La traduzione greca di questo verbo è kaleo. Questo verbo è strettamente correlato alla sfera della comunicazione interpersonale. Nella Bibbia si riferisce al chiamare, ad esempio, il Salmista a Dio, così come al rivolgersi di Dio all’uomo.

Nella prima lettura di questa domenica (1 Sam 3,3-10.19), il verbo “chiamare” (קָרָא qārā՚) è la parola più ripetuta ed è un esempio di come una stessa parola possa assumere significati diversi. Nel suo significato elementare, questo verbo esprime semplicemente il chiamare Samuele da parte di Dio: “Allora il Signore chiamò Samuele ed egli rispose: Eccomi!”, ma nel contesto dell’intero racconto, (קָרָא qārā՚) ha una funzione speciale: la chiamata di Samuele al servizio di Dio. In questo caso “chiamare” (קָרָא qārā՚) diventa un’espressione tecnica di vocazione.

Il vangelo di oggi (Gv 1,35-42) racconta l’episodio dell’incontro di Gesù con Giovanni Battista e i suoi discepoli. Giovanni discretamente, ma con insistenza, addita Gesù come l’«Agnello di Dio». Quando i suoi discepoli sentono questo, seguono Gesù. La storia si conclude nella casa del Maestro e poi nel primo incontro di Pietro con Gesù, che fissa lo sguardo su Simone e gli dà un nuovo nome, come una nuova identità, lo chiama Pietro: “d’ora in poi il tuo nome sarà (καλέω) Cefa – cioè Pietro. Come sappiamo, il greco καλέω è una traduzione dell’ebraico קָרָא (qārā՚). In questa chiamata di Pietro con un nome nuovo possiamo scoprire la vocazione di Pietro, come se Gesù lo chiamasse ad essere Pietro, ossia la roccia. Ognuno di noi certamente chiama spesso il Signore nel momento di preghiera, ma la domanda è: come fa Dio a chiamare me…?

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