Così a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. (Gb 7,3)
כֵּ֤ן הָנְחַ֣לְתִּי לִ֭י יַרְחֵי־שָׁ֑וְא וְלֵילֹ֥ות עָ֝מָ֗ל מִנּוּ־לִֽי׃
sic et ego habui menses vacuos et noctes laboriosas enumeravi mihi.
Sofferenza (עָמָל ῾āmāl) significa anche “fatica, tormento, afflizione, qualcosa di gravoso, malvagità”. Nell’Antico Testamento ricorre il più delle volte nei libri sapienziali, per cui עָמָל (῾āmāl) può essere considerato un termine tipico appartenente al linguaggio della letteratura sapienziale. Essa appare spesso nei Salmi di lamento: “Guarda la mia angoscia e il mio dolore e perdonami tutti i miei peccati” (Sal 25,18); analogamente, nel Sal 140,10 leggiamo che “chi provoca עָמָל(῾āmāl) sarà lui stesso vittima di עָמָל (῾āmāl)”.
La prima lettura di oggi viene dal Libro di Giobbe (Gb 7,1-4.6-7), che è un capolavoro non solo della letteratura biblica ma anche mondiale. Nel brano odierno Giobbe si lamenta dicendo: “I mesi di nulla sono stati la mia sorte, e le notti di afflizione (עָמָל ῾āmāl) mi sono state assegnate” (v. 3). A causa della sua sofferenza, le sue notti sembrano interminabili, per questo sospira “quando spunterà l’alba e io mi alzerò?”. I giorni passano velocemente senza speranza, ma finiranno, perché sono come la navetta del tessitore che un giorno finirà il filo. In questo modo poetico, Giobbe parla del destino umano, colmo di sofferenza e tormento.
Mentre Giobbe dice: “i miei occhi non rivedranno più il bene”, il Vangelo di oggi (Mc 1,29-39) illumina la sofferenza umana con la luce della speranza. L’evangelista Marco racconta il primo giorno dell’attività di Gesù, che dalla mattina alla sera guarisce i dolori delle persone, le libera dal male, e la notte si reca in un luogo solitario a pregare. Gesù ha molto successo a Cafarnao, come dice Pietro “tutti lo cercano”. Tuttavia, dopo la preghiera notturna, non si ferma in città a godersi il successo, ma percorre tutta la Galilea “insegnando nelle sinagoghe e scacciando i demoni” come se volesse taccare[ecn1] tutta l’umanità. “E’ proprio per questo che io sono venuto – afferma”. Dio, infatti, come possiamo constatare, non solo non è l’autore della nostra sofferenza, ma la combatte Lui stesso ed è dalla nostra parte.
