La Parola

Messaggero (מַלְאָךְ mal՚āḵ)

Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. (2Cr 36,15)

וַיִּשְׁלַ֡ח יְהוָה֩ אֱלֹהֵ֨י אֲבוֹתֵיהֶ֧ם עֲלֵיהֶ֛ם בְּיַ֥ד מַלְאָכָ֖יו הַשְׁכֵּ֣ם וְשָׁלֹ֑וחַ כִּֽי־חָמַ֥ל עַל־עַמֹּ֖ו וְעַל־מְעוֹנֹֽו׃

Mittebat autem Dominus, Deus patrum suorum, ad illos per manum nuntiorum suorum de nocte consurgens et cotidie commonens, eo quod parceret populo et habitaculo suo.

καὶ ἐξαπέστειλεν κύριος ὁ θεὸς τῶν πατέρων αὐτῶν ἐν χειρὶ προφητῶν ὀρθρίζων καὶ ἀποστέλλων τοὺς ἀγγέλους αὐτοῦ, ὅτι ἦν φειδόμενος τοῦ λαοῦ αὐτοῦ καὶ τοῦ ἁγιάσματος αὐτοῦ·

Messaggero (מַלְאָךְ mal՚āḵ) o “angelo”. Questo sostantivo appare 213 volte nell’Antico Testamento e il suo significato è chiarito dai verbi con cui il termine viene associato: “inviare, parlare, portare un messaggio, ritornare, ecc.” Il messaggero (מַלְאָךְ mal՚āḵ) non trasmette propri contenuti, ma quelli di chi lo invia. Il messaggero di Dio è colui che viene da Dio ed è inviato da Lui. “Messaggero” è sinonimo di “profeta”, che è chiamato “la bocca di Dio”.

Nella prima lettura di oggi (2 Cronache 36,14-16.19-23), l’Autore racconta le trasgressioni dei capi di Giuda e di tutto il popolo che hanno profanato il tempio e hanno imitato i costumi pagani. Per rimediare a ciò, Dio ha inviato loro, “premurosamente e incessantemente”, i suoi messaggeri (מַלְאָךְ mal՚āḵ), espressione della misericordia di Dio. L’Autore descrive il comportamento del popolo nei confronti dei messaggeri di Dio, con i seguenti verbi: “si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le loro parole e si schernirono i suoi profeti”. Ciò indica non solo il rifiuto dei messaggeri, ma anche la loro profanazione. Come risultato di tale comportamento, il popolo cade in schiavitù dei Caldei, che lo invadono, distruggendo completamente ciò che loro stessi non avevano distrutto e portandoli in esilio. Tuttavia, Dio invia nuovamente il suo messaggero (מַלְאָךְ mal՚āḵ), che era il re persiano Ciro, per liberare la nazione dalla schiavitù. 

Tale messaggero di Dio, secondo il brano odierno del Vangelo di Giovanni (3,14-21), è Gesù: “Dio, infatti, non ha mandato il suo Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui”. L’invio del Figlio è l’espressione dell’amore infinito del Padre. Tuttavia, in un colloquio con Nicodemo, Gesù ci rende consapevoli del meccanismo che non ci fa approfittare delle opportunità che Dio ci offre: invece di guardare il Figlio mandato come luce, guardiamo la nostra oscurità e per paura preferiamo restare in essa. Tuttavia, accettare un solo raggio di verità è sufficiente per avvicinarsi alla Luce e per essere liberi dalla schiavitù della paura. 

Scopri di più da La Parola

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere