La Parola

Piangere (בֶכִי bekî)

Perché la sua collera dura un istante, la sua bontà per tutta la vita. Alla sera ospite è il pianto e al mattino la gioia. (Sal 30,6)

כִּ֤י רֶ֨גַע ׀ בְּאַפּוֹ֮ חַיִּ֪ים בִּרְצֹ֫ונֹ֥ו בָּ֭עֶרֶב יָלִ֥ין בֶּ֗כִי וְלַבֹּ֥קֶר רִנָּֽה׃

quoniam ad momentum indignatio eius, et per vitam voluntas eius. Ad vesperum demoratur fletus, ad matutinum laetitia.

ὅτι ὀργὴ ἐν τῷ θυμῷ αὐτοῦ, καὶ ζωὴ ἐν τῷ θελήματι αὐτοῦ· τὸ ἑσπέρας αὐλισθήσεται κλαυθμὸς καὶ εἰς τὸ πρωὶ ἀγαλλίασις.

Piangere (בֶכִי bekî), questo sostantivo deriva dal verbo bkh, che significa “piangere” e indica il singhiozzo che nasce dal pianto, caratteristico dell’intero genere umano, mentre il sinonimo di questo verbo dmʽ, indica gli occhi da cui escono le lacrime. 

L’odierno Salmo responsoriale (Sal 30) parla del pianto, che è un’esperienza temporanea: “La sera viene il pianto (בֶכִיbekî) e la mattina la gioia” (v. 6). Allo stesso modo, il versetto 12 dice che YHWH è capace di trasformare in una danza anche il “lamento luttuoso”, il pianto provocato dall’esperienza della morte di una persona cara.  

Tale esperienza è descritta dall’evangelista Marco (Mc 5,21-43) nel racconto sulla figlia di Giairo, uno dei capi della sinagoga. Giairo chiede a Gesù di imporre le mani sulla sua figlia morente e di salvarle la vita. Gesù, che raggiunge la casa di Giairo ormai dopo la morte della figlia, risuscitandola fa ciò che canta il salmista, “trasforma in una danza il lamento funebre” della famiglia e di coloro che piangevano per la morte della ragazza. Quante volte nella mia vita il Signore ha asciugato le mie lacrime…?

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