A Lui fu concesso potere, forza e dominio e tutti i popoli, le nazioni e le lingue lo servirono. Il suo potere è un potere eterno che non finirà e Il suo dominio è un dominio eterno che non sarà distrutto. (Dn 7,14)
וְלֵ֨הּ יְהִ֤יב שָׁלְטָן֙ וִיקָ֣ר וּמַלְכ֔וּ וְכֹ֣ל עַֽמְמַיָּ֗א אֻמַיָּ֛א וְלִשָּׁנַיָּ֖א לֵ֣הּ יִפְלְח֑וּן שָׁלְטָנֵ֞הּ שָׁלְטָ֤ן עָלַם֙ דִּֽי־לָ֣א יֶעְדֵּ֔ה וּמַלְכוּתֵ֖הּ דִּי־לָ֥א תִתְחַבַּֽל׃
et data sunt ei potestas et honor et regnum; et omnes populi, tribus et linguae ipsi servierunt: potestas eius potestas aeterna, quae non auferetur, et regnum eius, quod non corrumpetur.
καὶ ἐδόθη αὐτῷ ἐξουσία, καὶ πάντα τὰ ἔθνη τῆς γῆς κατὰ γένη καὶ πᾶσα δόξα αὐτῷ λατρεύουσα· καὶ ἡ ἐξουσία αὐτοῦ ἐξουσία αἰώνιος, ἥτις οὐ μὴ ἀρθῇ, καὶ ἡ βασιλεία αὐτοῦ, ἥτις οὐ μὴ φθαρῇ.
Potere (שָׁלְטָן šolṭan), questo sostantivo in ebraico deriva dalla radice šlṭ, che significa “avere potere”, “dominio” ed “essere sovrano”.
La prima lettura odierna (Dn 7,13-14) parla del Figlio dell’uomo che riceve dall’Eterno il dominio (שָׁלְטָן šolṭan), la gloria e il potere regale. Il profeta Daniele sottolinea che il Suo regno è un regno eterno, a differenza dei regni di questo mondo, che prima o dopo scompaiono.
Il Vangelo (Gv 18,33-37) presenta, invece, la scena dell’incontro di due sovrani, Pilato, rappresentante del potere romano, e Gesù, il quale testimonia del suo regno che non è di questo mondo, quindi, non è in conflitto con nessun regno di questo mondo e i suoi servitori non devono combattere perché Gesù non venga consegnato ai suoi nemici. Anche se Pilato emette un giudizio ingiusto cercando di mantenere il suo potere, la vittoria appartiene a Gesù. Pilato lo condannerà alla crocifissione, ma sappiamo che nel Vangelo di Giovanni la croce significa esaltazione e gloria.
