La Parola

Gregge (צֹאן ṣō’n)

Riconoscete che il Signore è Dio; egli ci ha fatti e noi siamo suoi, suo popolo e gregge del suo pascolo. (Sal 100,3)

דְּע֗וּ כִּֽי־יְהוָה֮ ה֤וּא אֱלֹ֫הִ֥ים הֽוּא־עָ֭שָׂנוּ וְלֹ֣א אֲנַ֑חְנוּ עַ֝מֹּ֗ו וְצֹ֣אן מַרְעִיתֹֽו׃

Scitote quoniam Dominus ipse est Deus; ipse fecit nos, et ipsius sumus, populus eius et oves pascuae eius.

γνῶτε ὅτι κύριος, αὐτός ἐστιν ὁ θεός, αὐτὸς ἐποίησεν ἡμᾶς καὶ οὐχ ἡμεῖς, λαὸς αὐτοῦ καὶ πρόβατα τῆς νομῆς αὐτοῦ.

Gregge (צֹאן ṣō’n), questa espressione indica il bestiame minuto, come capre e pecore che non vengono utilizzate per il lavoro nei campi. Il termine greco per indicare il gregge è πρόβατα (probata).

Il Salmo Responsoriale di oggi (Sal 100) usa il termine צֹאן come metafora del rapporto tra Dio e Israele. Come le pecore dei pascoli appartengono al pastore, così anche Israele appartiene a Dio. In tal modo il Salmista sottolinea il primato di Dio, delle sue azioni e del suo amore, che durerà per sempre.

Anche il Vangelo di Giovanni (10,27-30), dell’odierna liturgia, parla in modo metaforico del nostro rapporto con Gesù. Le pecore (πρόβατα), se appartengono a Lui, ascoltano la sua voce e Lo seguono. Quando noi ci allontaniamo per non sentire la voce di Gesù pensiamo di guadagnare la libertà, in realtà perdiamo l’orientamento al bene più prezioso, il nostro rapporto con lui. Il problema è che noi spesso non vogliamo ascoltare la voce di Gesù e spesso ci sentiamo persi. Gesù, invece, non solo ci assicura che veglia su di noi, ma che siamo nelle sue mani, dalle quali nessuno potrà strapparci.

La parola ebraica צֹאן [cō’n] significa gregge di pecore o capre. Nel contesto biblico, si riferisce alla relazione tra Dio e gli uomini, sottolineando il Suo primato. La parola deriva da una radice inutilizzata che significa muovere. L’equivalente greco di questa parola è πρόβατα [probata].

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