Il Signore è mite e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore. (Sal 145,8)
חַנּ֣וּן וְרַח֣וּם יְהוָ֑ה אֶ֥רֶךְ אַ֝פַּ֗יִם וּגְדָל־חָֽסֶד׃
Miserator et misericors Dominus: patiens, et multum misericors.
οἰκτίρμων καὶ ἐλεήμων ὁ κύριος, μακρόθυμος καὶ πολυέλεος.
Amore (חֶסֶד ḥeseḏ), in ebraico è un sostantivo che significa amore, misericordia, benevolenza, bontà, solidarietà e grazia. Il sostantivo ḥeseḏ esprime le relazioni positive tra le due parti del rapporto che sarebbe potuto nascere grazie alla generosa disponibilità, cioè grazie alle azioni concrete di ciascuna parte nei confronti dell’altra. Quando si traduce חֶסֶד (ḥeseḏ) in italiano non basta dire amore, ma occorre un aggettivo per indicare cosa si intende per amore. In ebraico חֶסֶד, infatti, indica l’amore generoso, fedele, solidale e misericordioso. Il greco usa la parola ἀγάπη.
In molti testi in cui il tema è l’amore generoso di Dio, questo termine compare in modo analogo, sottolineando la concretezza dell’amore di Dio, cioè un’azione specifica. Dio è pronto ad agire a favore dell’uomo, ed è qui che si rivela il suo amore generoso per lui. Nell’odierno Salmo Responsoriale (Salmo 145), il Salmista afferma che “Il Signore è mite e misericordioso, lento all’ira e grande nell’amore (וּגְדָל־חָֽסֶד ûgedol ḥāseḏ)” (v. 8).
Nel Vangelo di oggi (Gv 13: 34-35) tale amore è oggetto del comandamento nuovo che Gesù nel suo testamento lascia ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena: “amatevi gli uni gli altri come io amo voi” e “da questo tutti riconosceranno che siete miei discepoli”. Il Vangelo usa la parola ἀγάπη per esprimere questo amore. Quindi non si tratta di sentimenti, ma di azioni concrete che esprimono amore.
