Tutte le tribù d’Israele andarono da Davide a Ebron e dissero: Eccoci, noi siamo tue ossa e tua carne! (2Sm 5,1)
וַיָּבֹ֜אוּ כָּל־שִׁבְטֵ֧י יִשְׂרָאֵ֛ל אֶל־דָּוִ֖ד חֶבְרֹ֑ונָה וַיֹּאמְר֣וּ לֵאמֹ֔ר הִנְנ֛וּ עַצְמְךָ֥ וּֽבְשָׂרְךָ֖ אֲנָֽחְנוּ׃
Et venerunt universæ tribus Israel ad David in Hebron, dicentes: Ecce nos, os tuum, et caro tua sumus.
La confessione di generazioni a Davide evoca l’esclamazione di sorpresa e gioia di Adamo quando vede la prima donna. Non solo esprimeva meraviglia per la bellezza, ma significava anche unità. Avere un solo corpo e una sola anima significa essere in un’unità che penetra fino al centro della persona. Il nostro corpo, che è stato tessuto dalla mano di Dio, ci permette di entrare in contatto con gli altri, ed è unico, ed è diventato “sacramento” di presenza.Dalla nostra prospettiva pasquale, la Chiesa confessa costantemente a Cristo: noi siamo la Tua carne e le Tue ossa. Apparteniamo a Te.
