L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva. (Sal 34,8)
חֹנֶ֤ה מַלְאַךְ־יְהוָ֓ה סָ֘בִ֤יב לִֽירֵאָ֗יו וַֽיְחַלְּצֵֽם׃
Vallabit angelus Domini in circuitu timentes eum et eripiet eos.
παρεμβαλεῖ ἄγγελος κυρίου κύκλῳ τῶν φοβουμένων αὐτὸν καὶ ῥύσεται αὐτούς.
Angelo (מַלְאָךְ mal՚āḵ) o “messaggero”, questo sostantivo ricorre 213 volte nell’Antico Testamento e il suo significato è confermato dai verbi a cui è associato: “inviare, parlare, consegnare un messaggio, ritornare, e simili”. L’angelo (מַלְאָךְ mal՚āḵ) non rappresenta sé stesso, ma colui che lo invia. L’angelo del Signore è colui che viene da Dio.
Nel Salmo responsoriale di oggi leggiamo che “l’angelo del Signore s’accampa attorno a quelli che lo temono e li libera”. Un esempio di ciò riporta il racconto della prima lettura degli Atti degli Apostoli (At 12,1-11), dove san Luca racconta della persecuzione di alcuni membri della Chiesa, durante la quale san Pietro fu imprigionato, poi condotto fuori dal carcere dall’angelo del Signore. Pietro stesso lo conferma dicendo: “Ora capisco davvero che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha liberato dalla mano di Erode”.
Secondo il brano odierno del Vangelo di Matteo (16,13-19), il Signore Gesù cambia il nome di Simone figlio di Giona, chiamandolo Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. Perché nessuno può sconfiggere la chiesa? Perché la sua forza non è lo sforzo umano, ma la forza e la potenza di Dio, proprio come nel caso della liberazione di Pietro dal carcere. Questo ci permette di pregare con il Salmista: “Ecco, questo povero grida e il Signore lo ascolta e lo libera da tutte le sue angosce” (Sal 34,7).
