Sofio (הֶבֶל hebel) 

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità: tutto è vanità.(Qo 1,2)

הֲבֵ֤ל הֲבָלִים֙ אָמַ֣ר קֹהֶ֔לֶת הֲבֵ֥ל הֲבָלִ֖ים הַכֹּ֥ל הָֽבֶל׃ 

Ματαιότης ματαιοτήτων, εἶπεν ὁ Ἐκκλησιαστής, ματαιότης ματαιοτήτων, τὰ πάντα ματαιότης. 

Vanitas vanitatum, dixit Ecclesiastes: vanitas vanitatum, et omnia vanitas. 

Sofio (הֶבֶל hebel), in ebraico il significato fondamentale della parola è vaporerespirosoffio. Nei testi biblici è usato più spesso in senso metaforico, soprattutto quando si riferisce all’effimero della vita umana (es. Sal 39,6-7), e in questi casi significa qualcosa di fugace, transitorio, effimero o qualcosa che non ha consistenza, ossia è appunto come il soffio.

Nella prima lettura odierna tratta dal Libro del Qoelet, possiamo cercare invano  il soffio nella traduzione della parola ebraica הֶבֶל (hebel) che compare molte volte nel testo originale ebraico. I traduttori contemporanei, non solo in italiano, ma in molte lingue, seguono le orme di san Girolamo, che tradusse הֶבֶל (hebel) con la parola vanitas, seguendo a sua volta la traduzione greca della Settanta. Quindi, la traduzione dell’ebraico הֶבֶל è stata adottata e diffusa come vanità, che, però, è un concetto e non un’immagine – metafora, come presentata nel testo ebraico. 

Il famoso inizio del Libro di Qoelet in ebraico suona הֲבֵ֤ל הֲבָלִים (hăbēl hăbālîm) e viene tradotta vanità delle vanità. Questa espressione è il superlativo dell’aggettivo, quindi letteralmente significa il soffio dei soffi, cioè il più grande soffioin assoluto. Dall’osservazione della vita e dalla riflessione su di essa, Qoelet condivide l’intuizione che tutto è un soffio. Ogni sforzo umano è come un respiro che sfugge e non ha consistenza, non può essere afferrato e conservato. 

Per Qoelet, una sola cosa non è un soffio: credere a Dio (Qo 5,6; 7,18; 8,13; 9,2; 12,13). È Lui che ha posto nel cuore umano la capacità di gioia anche nelle piccole cose quotidiane, e questo è un dono di Dio (Qo 5, 17-19).

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